lunedì 2 aprile 2012

Assorbo.

Non scrivo da così tanto tempo che mi sento in colpa, perché avrei un paio di stronzate e sogni da dire che devono essere messi nero su bianco. Vorrei avere una macchina da scrivere che imprime i pensieri. Preferisco scrivere al computer perché faccio prima, solo per questo. Solo scrivendo al computer riesco quasi a seguire il filo dei pensieri che scorre troppo veloce per delle mani. Questo post non ha uno scopo, mettiamolo subito in chiaro. Poco fa cos'è successo, uhm. Ho chiesto a mia madre se per le vacanze di Pasqua potevo andare a trovare Sosi a Como. La mia migliore amica. O forse solo perché è l'unica che mi considera una sua amica, e perciò è la mia migliore amica. La risposta di mamma è stata no. "Mamma, durante le vacanze posso andare a trovare Sosi?" Sospiro veloce. "No." "Ma perché?" "No." Ma vabè, tanto la mia vita sociale è alle stelle e un'amica in più o un'amica in meno non farebbe alcuna differenza. Credo che mi abbia detto di no anche perché vuole che vada alle ventimila messe della settimana santa. Io lo odio. Ci saranno tipo un paio di messe al giorno, ogni giorno, di due ore ciascuna. Sarà molto divertente, ironiaportamivia. Dovrò trovare una posizione comoda per dormire, ma è terribile perché una posizione comoda non c'è. Mi fanno male gli occhi. Questo è un flusso di pensieri e fa anche abbastanza schifo. Sono stanca e voglio dormire per giorni, per anni, per sempre. Oppure ho bisogno di tanta vita, e io non ce l'ho proprio, non sono capace di farmi amici. Di valere qualcosa. Di essere qualcuno. Di stare con le persone, ecco, le persone. Le persone mi fanno paura. Specialmente il fatto che pensano, come me, e che altri non pensano affatto come me. I giudizi mi fanno paura, i giudizi sbagliati e ottusi, ingenui, quelli mi fanno venir voglia di vomitare il mondo. Mi sento una fogna. Assorbo. Assorbo il male del mondo, e quando c'è il bene lo piango e lo mando tutto via. Non sono per niente buona, onesta, altruista. Ma né cattiva. Non sono, non ci riesco proprio. Mi sento in colpa ad uscire allo scoperto. A dire ai miei che ho presi dei bei voti, mi fanno paura anche i complimenti. Mi sento in colpa, mi sento egocentrica, se chiedo consiglio su qualcosa a qualcuno. Se mi sfogo, ma poi cosa sfogo?, se mi sfogo con qualcuno sembra che voglia togliergli del tempo e della pazienza e alla fine nessuno è così acuto da capire cosa voglio dire. Mi rispondono per frasi fatte, ecco perché mi fa paura il modo in cui non pensano affatto come me. Perché non riescono a capire, a ragionare, a tirar fuori frasi e idee proprie. Forse non lo faccio nemmeno io, a dire la verità, ma forse è perché io ho paura, ma allora forse hanno paura anche loro? Tutti questi forse sono intenzionali. Questo post fa così schifo, ma chi vuoi che lo legga? È meglio illudersi o partire senza speranza? Quest'ultima domanda non c'entrava niente. È qualcosa che ha detto Sosi per un motivo stupido, ma non è forse la condizione umana? Se sia meglio non sognare, vivere il presente sapendo che il futuro non migliorerà, essere pessimisti per nessun motivo, oppure sognare, sognare il futuro, le cose impossibili, con una nostalgia di fondo che ti ancora a terra. Presto tutta la gente che mi interessa se ne andrà, e dovrò andarmene anche io, e cosa sarò? È da quando avevo dieci anni che mi dico che qualcosa succederà. Ormai devo far accadere qualcosa. Ma non lo farò, perché mi conosco. No, non c'è un filo logico in questo flusso di coscienza. I miei voti di scuola sono alti. Non voglio dirlo perché ho paura di portarmi sfiga da sola. Non so se finire di scrivere o continuare. Ho paura delle fini, di solito lascio tutto in sospeso. Non di solito, sempre. Tutta la mia vita è in sospeso. Appena iniziata e mai maturata, figuriamoci finita. Comunque, le mie conclusioni finiscono per essere pseudo tragiche e drammatiche, ma se finisco così in sospeso sarebbe peggio. Ragion per cui, ho deciso di completare questo post facend


FINE.