Guardavo fuori mentre l'ennesima canzone degli Arctic Monkeys finiva. Poi un raggio di sole all'improvviso illumina la prima nota: Romeo and Juliet. Quanto tempo che non l'ascoltavo. O meglio, l'avevo sentita a Edimburgo ma non l'avevo ascoltata davvero.
È bellissima, anche dopo mille ascolti.
Non saprei come descriverla con una parola, forse sceglierei dolce, o forse romantica, ma sarebbe poco. Credo che sia una delle canzoni più belle del mondo. Immortale. Non ti stanca mai. Credo che si addica ad ogni storia d'amore. Credo che si addica a chiunque. Anche senza ascoltare le parole, bellissime tra l'altro, si capisce che parla d'amore. Un amore che c'è stato e non c'è più, che non c'è mai stato ma forse ci sarà. A me fa pensare a Leonardo. Quello che ci sarebbe potuto essere ma io non volevo e potrebbe esserci ma non mi va e i rimpianti che non ho.
È una canzone bellissima perché l'ultima strofa sembra diversa. Sembra che Mark guardi con occhi maturi la sua storia. Rilegga la sua stessa canzone dopo anni ed esperienze varie. Le chiede di ricominciare ancora. Di riprendere ciò che era rimasto in sospeso e portarlo avanti. Entrambi sono cambiati, ma lo sono anche i loro sentimenti?
È una canzone bellissima, perché parla di me, di te, di tutte le coppie e le coppie che non ci sono.
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